Migrazione come lavoro e accoglienza

Humans ha da sempre raccontato storie di migrazione, oggi per noi si racconta chi la migrazione la vive come lavoro e soprattutto come accoglienza. Io sono Giulia, una psicoterapeuta e ricercatrice dell’Università di Cagliari. I migranti con cui entro in contatto nella mia esperienza professionale, per via di traumi vissuti, sono più esposti a disagi di tipo psicosociale: in particolare quelli che vengono dall’ Africa. Penso che ogni essere umano debba avere la possibilità di muoversi con l’obiettivo di vedere realizzati i propri desideri per migliorare le proprie condizioni di vita e il diritto ad avere cure adeguate e istruzione. Ritengo che si possa ambire ad attivare dei processi di inclusione sociale più virtuosi ed efficaci di quelli attuali. Tuttavia è ancora forte lo “stigma” sul migrante, cioè il pregiudizio dovuto alla percezione che si ha dello straniero ovvero il fatto che chiunque arrivi dall’estero possa rubare risorse a chi vive nel luogo. Data l’attuale percezione di scarsità di risorse, questa condizione viene definita torta fissa: chiunque ne prende un pezzo, lo porta via a qualcun altro. Pianificare e valorizzare azioni sensibili di sostegno e scambio tra i nuovi arrivati e la comunità si rende necessario per poter vivere l’incontro come nuova risorsa. Perché questo avvenga è necessario un cambiamento di prospettiva: da straniero che fa del male a persona che porta ricchezza culturale. Fin qui vi ho raccontato storie di migrazione. La protagonista del “viaggio” non sono io, ma tutte quelle persone che per mille ragioni, lasciano la propria terra per inseguire la Speranza, una speranza che ritengo sia legittima per ogni essere umano.

Giulia

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