È ancora possibile parlare ancora di vero spirito natalizio, in un mondo dove superficialità e materialismo sembrano guadagnare sempre più spazio? È questa la domanda che ha costituito il punto di partenza per la riflessione della scorsa settimana al “Club del libro”. Essa è partita dalla lettura de “Il Grinch”, racconto per bambini scritto dallo scrittore statunitense Theodor Seuss Geisel, sotto lo pseudonimo di Dr. Seuss e pubblicato per la prima volta nel 1957. Dall’opera, sono state tratte anche delle trasposizioni cinematografiche, la più famosa delle quali è sicuramente quella girata nel 2000, la quale, con il suo successo, ha contribuito enormemente a riportare in auge, questo particolare antieroe moderno. Il Grinch è una creatura dalle fattezze quasi umane, pelosa e dalla pelle verde, nato nel paese di Chinonso. Vittima di bullismo da parte dei suoi compaesani per il suo aspetto, egli ha proprio per questo scelto di isolarsi dal resto degli abitanti e andare a vivere su una vicina montagna dove ha trascorso gli ultimi cinquantatré anni della sua vita in completa solitudine. Questa condizione lo ha reso un personaggio cinico, disilluso e pessimista. Nel suo pessimismo, il protagonista rimprovera ai suoi compaesani, in particolar modo, di non essere capaci di cogliere il vero senso del Natale, concentrati come sono sugli aspetti più materiali e superficiali della festività, come per esempio lo scambio di doni. La critica del protagonista è tale che egli arriva addirittura a rubare i regali dei suoi compaesani durante la notte della vigilia. Nonostante il furto dei regali vada a buon fine, tuttavia, con sua grande sorpresa, gli abitanti del paese continuano a festeggiare felici come se niente fosse. Il Grinch per la prima volta riesce quindi a comprendere lo spirito natalizio così come lo sentono i cittadini di Chinonso, capendo che la “superficialità” nello scambio di doni non esaurisce i significati che i cittadini del paesino attribuiscono al Natale. Gli aspetti materiali vanno infatti di pari passo con quelli interiori e spirituali, (bontà, condivisione di momenti felici e così via) capaci anch’essi di descrivere alla meglio il vero spirito della festività L’opera ha sicuramente un duplice significato, solo apparentemente contradditorio: se da un lato, infatti, il Grinch è l’antieroe bravo e saggio nel denunciare l’ipocrisia del Natale moderno, divorato dal consumismo, dal materialismo, e dal finto buonismo, dall’altro lato, i concittadini ricordano al protagonista (e al lettore) che la “superficialità” dei regali non invalida altri significati più profondi e genuini, ma anzi li rafforza. La lettura ha offerto oltre a questi, anche ulteriori spunti di riflessione: si è discusso infatti di bullismo, senso di esclusione e discriminazione, riflettendo su tutti quegli agenti “esterni” che possono durante la vita concorrere a isolarci e renderci pessimisti e scontrosi, così com’è accaduto al protagonista del racconto; allo stesso tempo, si è anche però riflettuto sul messaggio di positività che lo scrittore sembra voler dare ai lettori: quello di non abbandonarsi mai, nonostante i soprusi ricevuti, al pessimismo lasciandosi prendere dalla rabbia e dalla vendetta, vendetta priva di concreti risultati, se non quello di farci stare male e allontanarci sempre più dagli altri.

