“Non mi pento delle scelte che faccio. Questo mi sono sempre detta. Pochi rimpianti ho nell’aver lasciato il mio paese d’origine, il Perù, per abbracciare la Sardegna che col tempo sento sempre più mia”. Queste sono le parole di Patricia, una studentessa che ha lasciato la sua terra madre, una terra in cui la qualità della vita si abbassava e cresceva il livello della criminalità e del caos. È appunto la ricerca di una migliore qualità della vita l’obiettivo della sua migrazione, insieme all’amore per il mare. Qui si è incontrata/scontrata con due facce opposte della stessa medaglia: lo stigma secondo cui lo straniero “ruba” il lavoro e la grande accoglienza del popolo sardo. Inoltre, vivendo qui in Sardegna ha potuto constatare il forte attaccamento dei sardi alla loro terra. Questo le ha fatto pensare a come invece nel suo popolo ci sia stata una forte negligenza perfino nei confronti dell’antica lingua madre chiamata Quechua. Questo è un concetto chiave che evidenzia l’importanza di mantenere vive le proprie “radici” e la propria identità culturale. Tale concetto lo ha ben presente Patricia, che conserva il Perù nel cassetto dei ricordi e la Sardegna nel suo presente.

