La mia storia non è fatta di una dura realtà da cui fuggire quanto invece dettata dal desiderio di viaggiare per il suo puro gusto, meglio se poi dove arrivi ha anche lo stesso tepore della terra natia e in un certo qual modo ti faccia sentire a casa. La mia casa era un’isola felice, meno (felice) lo ero io quando decisi di lasciarla per approdare nel freddo nord dell’Italia . Quando poi un giorno ascoltai un amico, che mi parlò di un’isola neanche tanto lontana, decisi di andare alla scoperta della Sardegna. Decisi quindi di proseguire il mio viaggio con l’intento di trovare nuove opportunità di lavoro. Al mio arrivo trovai subito quel calore che mi fece sentire a casa. Dovevo cercare un lavoro che mi permettesse di vivere e far vivere in Africa mia moglie e mio figlio. Nell’ ozio non mi ci sono mai trovato: sono stato muratore, giardiniere e ho anche aperto un negozio di oggettistica africana. Ho sempre cercato di affrontare i problemi con spirito creativo, trasformandoli in opportunità. Oggi sono un operatore socio-assistenziale, perché ho sempre creduto nel valore umano della vita comunitaria e sociale. E adesso che ho trovato un angolo di Africa qui in Sardegna, ho potuto condividerlo con la mia famiglia, con la quale vivo a Cagliari da tanti anni. Come la migrazione dei sardi del dopoguerra, fatta di desideri, aspettative e sacrifici, anche la mia ha voluto assicurare un futuro migliore per me e per i miei cari.

