In Sardegna, il dominio romano durò circa sette secoli, dal 238 a.C. al 466 d.C. La popolazione sardo-punica si oppose tenacemente alla conquista, rendendola lunga e difficoltosa per i romani, ad eccezione dei centri principali e costieri, che caddero rapidamente sotto il dominio dei nuovi invasori. Il primo impatto con la potenza colonizzatrice romana si rivelò decisamente sfavorevole per la Sardegna. Le esigenze belliche di Roma determinarono l’imposizione di nuove decime sulla produzione granaria, aumentando i terreni destinati alla coltivazione a scapito dei pascoli utilizzati dalle popolazioni locali dell’interno.
Questa situazione difficile stimolò lo spirito di ribellione, ma l’opera di conquista dei romani, meticolosa e complessa, giunse infine a compimento. Le fonti storiche ricordano in particolare l’accanita resistenza dei sardi delle montagne, scarsamente colonizzati dai cartaginesi, che si rifugiarono nell’interno della Barbagia e della Gallura. Solo dopo ben otto spedizioni, i romani riuscirono in parte a sottometterli.
I romani fondarono molte città, spesso sviluppate su centri abitati fenicio-punici come Olbia, Tharros, Sant’Antioco, Nora e Cagliari. Fondarono anche nuove città, come Porto Torres, Orosei, Fordongianus e molte altre. Le volte crollate delle Grandi Terme di Nora (foto 1) testimoniano la maestosità di certi monumenti, così come l’anfiteatro di Cagliari (foto 2), che appare nella sua forma originaria. I monumenti vennero adornati con opere statuarie di pietra e bronzo, spesso di notevole valore, come il Bacco di marmo (foto 3) rinvenuto a Cagliari e il bronzeo Ercole di Posada (foto 4). Entrambe le opere sono custodite nel Museo Archeologico di Cagliari, insieme a molte altre meraviglie.
Il controllo di Roma sull’isola terminò tra il 456 e il 466, con l’invasione dei Vandali, che la tennero fino al 533.




