Due giorni fa, come ogni 1° maggio dal 1656, si è svolta la Sagra di Sant’Efisio (foto 1), la più popolare della Sardegna. Le sue origini risalgono a un voto fatto dalla municipalità cittadina, stremata dalla peste, che chiese l’intercessione del Santo affinché la liberasse dall’epidemia propagatasi sull’isola dal 1652. Cagliari vide morire diecimila abitanti e, in cambio, la città si impegnò a riservare al Santo una solenne processione, che dalla sua chiesa di Stampace (foto 1) giungeva fino a Nora, dove Efisio subì il martirio. Nel settembre del 1656, l’arrivo di piogge abbondanti fece scomparire la pestilenza. Nel maggio 1657, la municipalità rispettò la promessa, e da allora la Sagra si è ripetuta ogni anno, tranne nel 1917 durante la Prima Guerra Mondiale.
Persino durante la Seconda Guerra Mondiale, sfidando i bombardamenti americani del 1943, la popolazione rispettò il voto: la statua di Sant’Efisio fu caricata su un camioncino e portata in processione fino a Nora, senza fasti, seguita da poche persone che non abbandonarono la città distrutta. I festeggiamenti vengono organizzati dall’Arciconfraternita del Gonfalone nella chiesa intitolata al Santo. Il simulacro viene adornato con abiti di gala, gioielli e ex voto dei fedeli, e poi sistemato all’interno di un cocchio dorato.
Alle ore 12.00 inizia il viaggio del Santo. Le vie centrali della città, il Largo Carlo Felice e la via Roma, sono colorate dalle sfilate delle “Traccas” e dei gruppi in costume tradizionale. Particolarmente emozionante è la sosta in via Roma, dove un tappeto di rose, la “sa ramadura”, accoglie il passaggio del Santo, salutato anche dalle sirene delle navi nel porto. Il viaggio prosegue fino a Giorgino e, dopo diverse tappe, si arriva a Sarroch. Il giorno successivo si giunge a Pula e quindi alla chiesetta di Nora (foto 3-4). La sera del 3 maggio, si riparte e si compie il viaggio a ritroso, tornando in città, dove Sant’Efisio riprende il suo posto nella chiesa di Stampace.




