Leggende della notte

In Sardegna, la notte è sempre stata associata alla morte, un momento carico di mistero e leggenda. Si narra, ad esempio, dell’apparizione del Diavolo nella stretta gola tra i monti di “Su Gorroppu” a Orgosolo (NU), dove un giovane, spinto dalle donne della sua famiglia, si recò per trascorrere la notte (foto 1). Superare la prova di una notte in compagnia del Diavolo significava mantenere il proprio onore; altrimenti, al ritorno, sarebbe stato denudato, denigrato e picchiato davanti a tutto il paese. Mentre le donne potevano temere il buio, un uomo giovane e forte doveva dimostrare il suo coraggio.

Un’altra leggenda racconta della Rosa di Gerico, custodita dal Diavolo in persona in una gola del monte Corrasi a Oliena (NU). La rosa doveva essere colta nella notte di San Giovanni, a mezzanotte, per evitare le angherie del maligno (foto 2). Sono sempre le donne a tramandare queste storie: donne indaffarate durante il giorno, ma dolcissime cantastorie di notte, mentre i fuochi riscaldano e illuminano l’oscurità. Il fuoco è il protagonista principale nella cultura sarda; una casa senza focolare, infatti, non è considerata una vera casa. Il fuoco è spesso al centro di sagre molto diffuse, come la Sagra di Sant’Antonio. La leggenda narra che il Santo rubò una scintilla di fuoco agli Inferi e la donò alla terra, che in quel tempo era attraversata da un periodo di temperature glaciali, portando così la luce e il calore necessari.

Grazie alle donne, questi racconti tradizionali rimarranno vividi nei secoli e forse nei millenni, mentre la notte continuerà ad affascinare con il suo magnetismo oscuro e misterioso.

Su Gorroppu
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